Mantova

IL MANTOVA

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La squadra del 1906

La data ufficiale della nascita dell’Associazione Mantovana del Calcio è il 24 marzo 1911, ma il calcio a Mantova era già presente da almeno 5 anni. In quel giorno di 100 anni fa Ardiccio Modena e Guglielmo Reggiani fusero le loro due società (rispettivamente Vis et Virtus e Gruppo del Calcio) dando origine ad un primo nucleo unito. Ardiccio Modena nel novembre del 1906 aveva fondato per primo il “Mantua Foot-Ball Club”, importando direttamente questo sport da Liverpool dove lavorava come cameriere e trapiantandolo nella sua terra. Fondamentale però per lui fu l’incontro con Guglielmo Reggiani, che di professione faceva l’ambulante di burro e formaggio in Piazza Erbe: misero insieme la somma di 12 lire e a Verona acquistarono un pallone con il quale disputare le prime partite nell’area di Piazza Virgiliana.
Del Mantua Foot-Ball Club si ricorda una storica sfida disputata nel 1907 all’Arena di Verona contro l’Hellas (2-0 per i veneti), mentre il Gruppo del Calcio di Reggiani nel 1910 invece riesce ad imporre il pari al Verona. Dopo la fusione del 1911 con la Vis et Virtus, nel 1913 l’Associazione Mantovana del calcio decreta il bando a questo sport e così Modena e Reggiani fanno nascere lo Juventus Foot-Ball Club Mantova. I risultati positivi di questo sodalizio (9 successi, 3 pareggi e 3 sole sconfitte) convincono i dirigenti dell’AMC a tornare sui propri passi: nuova fusione, stavolta definitiva, ed ecco che si può parlare finalmente di “Mantova”. Che può godere (1914) di un campo sportivo all’interno dell’Ippodromo del Te.
Nel 1914-15 questa squadra disputa il primo campionato ufficiale di Promozione, vincendo 4 gare su 6 (di rilievo il 6-1 al Reggio F.B.C.), che verrà poi interrotto per lo scoppio della Guerra. La presenza di molti militari alleati, in particolare inglesi, in una zona lontana dal fronte, fu però per il Mantova un motivo di crescita: nei momenti di svago si organizzavano partite e si apprendevano i trucchi del mestiere dai maestri del Foot-Ball. Così, alla fine delle ostilità, il Mantova, che nel frattempo ha assunto la denominazione storica di ACM, nel 1919 può permettersi di essere invitato dalla blasonata Internazionale a Milano in un torneo di Pasqua e perdere soltanto di misura (2-1). In panchina c’è Reggiani, che tra alterne vicende lo ritroveremo alla guida del Mantova per altri 30 anni.
I primi anni ’20 sembrano preludere ad una futura grandezza. Nella stagione 1919-20 il Mantova è già una squadra che si fa rispettare nel Girone Emiliano del campionato di Prima Categoria, valevole per lo scudetto, E cominciano i primi derby e le prime sfide accese tra tifosi: al termine di Mantova-Modena (0-0) la società virgiliana, che ha adottato i colori biancocelesti, viene punita con una multa da 10 lire. Alla fine il Mantova arriva terzo dietro Bologna e Modena.

I primi anni ’20

Il 1920-21 è il primo campionato davvero importante disputato dal Mantova, sempre nel Girone Emiliano: solo una sconfitta contro il Bologna e secondo posto che gli garantisce l’accesso alle semifinali, dopo aver battuto nello spareggio il Parma 1-0 a domicilio e 4-0 in casa. Nulla da fare però con gli squadroni di Torino e Legnano. Nel 1921-22 le squadre partecipano a due campionati diversi: quello della Figc, vinto dalla Novese, e quello della neonata Confederazione Calcistica Italiana, nel quale giocano quasi tutte le grandi, Mantova compreso. In un girone di ferro comprendente, tra le altre, Pro Vercelli, Novara, Bologna, Juventus, Hellas Verona e Milan, i virgiliani centrano il quarto posto finale. La pagina più bella (e amara) è a Torino contro la Juventus, quando il Mantova vince 2-1: purtroppo però la gara verrà poi annullata per un presunto errore tecnico dell’arbitro e nella ripetizione finisce comunque in pareggio.
Nel 1922-23 il Mantova conosce la prima retrocessione: nella gara decisiva a Bologna contro la Virtus F.C., diretta concorrente, i virgiliani vengono battuti 1-0 con la compiacenza di un arbitro che poi si saprà essersi venduto. Nella stagione si ricorda però un successo prestigioso a Milano contro l’Internazionale (3-2). Dopo un anno di Seconda Divisione, poi il 1924-25 di Prima Categoria per il Mantova è un campionato ricco di colpi di scena. Gli incidenti dopo la sconfitta in casa col Novara costano la squalifica del campo, quindi la sfida con la Spal si gioca nel campo neutro di Modena: i tifosi organizzano il primo treno speciale ed è un trionfo (4-0). A fine stagione però si rende necessario uno spareggio-salvezza proprio con la Spal, a porte chiuse a Milano il 30 agosto 1925 alle 8 di mattina: il Mantova, in inferiorità numerica, vince 3-1. L’anno dopo i biancocelesti arrivano ultimi con soli 8 punti e scivolano in Seconda.

Dal 1925 alla guerra

Il 1925-26 é l’ultimo campionato che il Mantova disputa con le grandi. In effetti a partire dalla stagione 1926-27 inizia un lungo periodo, se non proprio di delusioni, sicuramente di anonimato per il calcio mantovano, tra propositi di ringiovanimento e problemi economico-societari. Si chiama ancora Prima Divisione, in realtà corrisponde alla serie B, dove il Mantova stenta a decollare. Poi diventerà serie C, dove i biancocelesti rimangono fino all’interruzione dovuta agli eventi bellici. Tra alcune stagioni poco entusiasmanti, dove peraltro si mettono in luce giocatori di buon livello, va ricordato il campionato 1931-32 dove il Mantova conclude al terzo posto togliendosi la soddisfazione di giocare in amichevole contro la Juventus dei vari Combi, Rosetta e Cesarini.
Il 1934-35 è un anno in cui il Mantova si scuote dall’apatia e disputa un torneo d’avanguardia: a lungo la formazione virgiliana guida la classifica facendosi però superare alla fine dalla Reggiana, che vincerà il campionato. Ciò basta per riaccendere l’entusiasmo dei dirigenti (presidente l’avv. Emilio Fario), che allestiscono per l’anno successivo una formazione competitiva dove spicca il fuoriclasse ungherese Hirzer, col dichiarato intento di salire di categoria: sarà un campionato importante, conclusosi però solo col secondo posto per un calo nel finale sottoforma di tre sconfitte di fila che compromettono la stagione. Questa voglia di riscossa però è di breve durata: il Mantova smobilita, perde i pezzi migliori e i soldi da spendere sono pochi. Nel 1939-40 però la situazione economica è un po’ più rosea ed il Mantova torna a disputare un torneo di alto livello: i 42 punti finali non sono sufficienti per vincere, tuttavia la squadra ha ritrovato la passione popolare, aprendo una specie di ciclo malgrado le difficoltà derivanti dallo scoppio della guerra. Nel 1940-41 a lungo la squadra tiene la testa della classifica ma ancora una volta scivola al momento topico incappando nella sconfitta decisiva di Piacenza (1-2). L’evento bellico continua a condizionare i tornei del Mantova, che però disputa tornei importanti che sembrano preludere quanto prima ad campionato vincente. Purtroppo però la guerra precipita: tra bombardamenti, tragedie e con una squadra quasi raffazzonata, il torneo 1943-44 finisce dopo solo 8 gare.

Dal Dopoguerra al Piccolo Brasile

Dalle macerie della guerra, nel 1945 la gloriosa ACM risorge, seppur con qualche difficoltà. La squadra si iscrive alla serie B (sole 12 squadre) e termina il suo primo torneo al decimo posto. Ottavo posto l’anno dopo, con il ritorno dell’inossidabile Reggiani in panchina, ma dal campionato 1948-49 la ristrutturazione dei tornei porta il Mantova in serie C, dove peraltro i biancocelesti si fanno onore. Tre tornei dove arrivano quinti, quarti ed addirittura secondi nel 1951-52 con il suzzarese “Nano” Marmiroli a guidare la squadra: è un campionato di grandi soddisfazioni, con 77 gol realizzati e la vittoria finale sfumata solo per un paio di sconfitte (Parma e Pro Lissone) ed una grande avversaria, il Piacenza, che finirà a 55 punti contro i 52 del Mantova. Il secondo posto comunque consentirà di guadagnare l’accesso alla nuova C nazionale. Purtroppo però la crisi economica tarpa le ali alle ambizioni dei virgiliani: nel 1953-54 la squadra retrocede con l’ultimo posto (17 punti) e solo 3 vittorie, Si riparte dunque dalla Quarta serie, con presidente Arnaldo Bellini ed una squadra rifatta ex-novo con tutti ragazzi giovani e mantovani. Ma da quelle ceneri sta nascendo una favola.
Quei ragazzi, infatti, molti dei quali provenienti dalla squadra cittadina del Sant’Egidio, stanno disegnando il futuro. Il resto lo fa un allenatore debuttante, Edmondo Fabbri, romagnolo di Castelbolognese, che plasma un gruppo a sua immagine e somiglianza. Dopo una stagione di assestamento, dal 1956-57 inizia una scalata senza precedenti per la squadra che nel frattempo ha trovato l’abbinamento pubblicitario con la ditta di petroli OZO. Quattro promozioni in cinque anni portano il Mantova, ora biancorosso, dalla IV serie di Eccellenza alla serie A. Il campionato più epico è forse il 1958-59, serie C, dove strapazza gli avversari guadagnandosi da un giornale di Lucca l’appellativo di Piccolo Brasile. Finisce in modo ancora più prosaico: la squadra approda in B dopo uno spareggio in campo neutro, a Genova, il 28 giugno 1959, contro il Siena, in dieci contro undici (1-0). Dopo una stagione di assestamento in B, nel 1960-61 il Mantova e Fabbri compiono il capolavoro: secondo posto alle spalle del Venezia e prima, storica, promozione in A. Una città ed una provincia intera sognano ad occhi aperti.

12 anni tra Serie A e Serie B

A partire dal 1961-62, in pieno boom economico, il Mantova disputa 12 campionati consecutivi tra serie A e serie B, 7 nella massima divisione e 5 tra i cadetti. In pratica, dalla favola del Piccolo Brasile è nata una realtà concreta e consolidata che getta una ventata di aria fresca nel mondo del calcio non soltanto nazionale. Prima sotto la presidenza di Giuseppe Nuvolari, succeduto ad Arnaldo Bellini, poi con Andrea Zenesini, la squadra biancorossa gioca ad armi pari con gli squadroni blasonati, togliendosi pure parecchie soddisfazioni. E soprattutto molti, partendo dal Mantova, spiccano il volo verso traguardi ulteriormente importanti: Edmondo Fabbri, dopo una comoda salvezza alla prima stagione in serie A, passa direttamente alla panchina della Nazionale Italiana, portandosi in azzurro il portiere William “Carburo” Negri (che vincerà uno scudetto con la maglia del Bologna) e l’oriundo Angelo Benedicto Sormani, il primo brasiliano della storia del Mantova. Anche dietro la scrivania c’è chi fa strada: Italo Allodi, suzzarese, dopo aver fatto il secondo di Fabbri sceglie la carriera dirigenziale e passa nella grande Inter di Angelo Moratti. Il solco tracciato da Fabbri crea anche una specie di scuola allenatori, che dal campo passano alla guida tecnica con ottimi risultati: Giancarlo Cadè e Gustavo Giagnoni, già protagonisti del Piccolo Brasile, riescono nell’impresa di riportare il Mantova per due volte in serie A dopo altrettante retrocessioni.

150px-Dino_Zoff_maglia_mantova-w300-h300  Dino Zoff, militò nel Mantova dal 1963 al 1967

E’ un Mantova che diverte e non fa sconti a nessuno: al debutto in serie A, nientemeno che a Torino contro la Juventus, il Mantova riesce ad imporre il pareggio alla formazione bianconera. Sul finire della stagione 1966-67, i virgiliani fanno piangere l’Inter battendola 1-0 e costringendola a lasciare sul terreno del Martelli uno scudetto che credeva di avere già cucito sul petto a vantaggio della Juventus. Anche il Santos di Pelè viene in amichevole a Mantova, ed i biancorossi sono invitati pure a tornei internazionali. Nell’ultima, fugace apparizione in serie A (1971-72) i la squadra non riesce nell’impresa di salvarsi ma espugna San Siro battendo il Milan di Rivera. L’anno dopo sembra dover essere una stagione di intermezzo in B con il proposito di tornare subito tra le grandi: al contrario, sarà l’ultima in un campionato professionistico, con una retrocessione in C dalla quale il Mantova non saprà rialzarsi per oltre 30 anni.

I lunghi anni dell’oblio

Con la retrocessione del Mantova in serie C si chiude un ciclo fantastico che aveva portato la città e la squadra, all’unisono, alla ribalta nazionale. Una storia quasi ammantata di magia, con quella scalata vertiginosa dal calcio dilettantistico alla serie A che non ha più avuto uguali nella storia. L’altrettanto repentina ricaduta in due anni dalla massima divisione al semiprofessionismo sembra ugualmente incredibile: e dal 1973 ogni anno il Mantova riparte con grandi ambizioni, dando quasi per scontato il ritorno nel calcio che conta. Al contrario, inizia un momento buio per la squadra cittadina, con frequenti cambi societari non supportati da risultati oggettivi. Nel 1977-78, con Ugo Tomeazzi in panchina, il Mantova arriva terzo guadagnando l’accesso alla nuova C1, dalla quale si può salire direttamente in B. Ma dopo l’illusione della stagione 1980-81 (lungo testa a testa con la Reggiana, che vincendo al Martelli prende il volo), l’anno dopo il Mantova addirittura retrocede in C2, ovvero la vecchia quarta serie. Nel 1983 la società presieduta da Paolo Artioli viene dichiarata fallita pur salvando la categoria: da queste ceneri nasce la Nuova Ac Mantova, gestita a lungo da imprenditori veronesi (prima Vassanelli, poi Natale e Luigi Pasquali) che a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 fa l’ascensore tra C2 e C1, con due ‘promozioni e altrettante retrocessioni. Memorabile il successo della stagione 1985-86, giunto dopo uno spareggio esaltante con l’Ospitaletto vinto ai rigori (4-3) sul neutro di Piacenza, con oltre 12.000 mantovani al seguito. Alquanto deludente, al contrario, il campionato 1990-91, che vede il Mantova concludere all’ultimo posto un torneo costellato di pesanti batoste. Con l’avvento del presidente Paolo Grigolo rinasce l’entusiasmo: il costruttore veronese riunisce le glorie Giagnoni e Tomeazzi per una squadra che stravince la C2 (1992-93) e l’anno dopo arriva ad un passo dalla B, prima superata dal Chievo nel finale di stagione e poi battuta ai playoff dal Como, pure giunto quinto a 15 punti. E’ solo l’inizio di una tragedia sportiva che si materializza nell’estate con il secondo fallimento che stavolta significa esclusione dal panorama professionistico. Il Mantova riparte dall’Eccellenza regionale, con Romano Freddi presidente: con due promozioni in tre anni ritorna presto in C2, dove però si ferma per sette stagioni consecutive.

Curva_te-w300-h300 La squadra della stagione 1993-94

La rinascita e il tracollo

A distanza di quasi 50 anni la storia dei calcio virgiliano rivive i corsi e ricorsi del Piccolo Brasile. Alberto Castagnaro diventa presidente nel dicembre 2001, nel momento in cui la società vive l’ennesimo momento difficile. Il pubblico è sfiduciato ed occorre gestire la contestazione della piazza che teme addirittura la retrocessione dalla C2. Castagnaro parla di programma triennale: prima stagione salvezza, secondo anno play-off, terzo anno si punta alla C1. Le cose vanno davvero così, anche se quando sulla panchina del Mantova arriva Domenico Di Carlo, proveniente dalla Primavera del Vicenza, in pochi ci credono. Invece è l’inizio di un ciclo che porta la società ed il suo tecnico a tracciare la storia del calcio italiano dei tempi recenti. Di Carlo è bravo ad amalgamare e motivare un gruppo solido costruitosi negli anni vincendo alla sua prima stagione la C2. Al timone della società poi, ad affiancare Castagnaro, arriva Fabrizio Lori, giovane imprenditore mantovano che risveglia una piazza spenta da troppi anni. Lori parla apertamente di serie B e pure di serie A: fa investimenti importanti, portando giocatori noti da categorie superiori. E vince subito la C1, riportando il Mantova nel calcio che conta (2005) dopo ben 32 anni di anonimato. La città e la provincia si riaccendono di entusiasmo ed il Martelli torna ad essere gremito come ai tempi d’oro. E’ solo l’inizio perché al suo primo anno di B il Mantova vola ed è a lungo in testa alla classifica: tutta l’Italia calcistica parla di Mantova e del suo allenatore, Mimmo Di Carlo, che vanno a giocarsi a Torino una storica terza promozione consecutiva nella finale dei playoff. Purtroppo i granata ribaltano la sconfitta subita al Martelli nella gara di andata dopo una discussa gara finita ai supplementari. Il sogno svanisce, la mazzata è forte ma Lori rilancia e rinforza ulteriormente la squadra promettendo la serie A in tempi brevi. Il secondo anno di B, con Di Carlo ancora in panchina, il Mantova si toglie grandi soddisfazioni battendo Juventus, Genoa e Napoli. Quando il tecnico se ne va, restano le ambizioni ma squadra e sodalizio iniziano una parabola discendente irreversibile: altri tre tornei di B, l’ultimo dei quali però finisce nel modo peggiore, con una retrocessione ed un fallimento societario impensabile soltanto pochi mesi prima. Il Mantova esce ancora una volta dalla mappa del calcio professionistico.

La terza rinascita

Con il fallimento dell’A. C. Mantova 1911 un gruppo di tifosi capeggiato dall’ex presidente Alberto Castagnaro costituisce, il 2 luglio 2010, l’A.S.D. Mantova Football Club ottenendo subito l’affiliazione alla F.I.G.C.. In breve tempo, ottenuto dal Comune di Mantova il mandato a rappresentare la città in ambito calcistico, il nuovo Mantova può ripartire dalla Serie D. Successivamente l’A.S.D. provvederà a trasformarsi in S.r.l. con presidente Bruno Bompieri e con la presenza nel CDA di altri imprenditori mantovani.
Tra gli azionisti del Mantova Football Club risalta per la sua unicità il Mantova United, guidato dal presidente Alberto Castagnaro che acquisisce inizialmente quote per il 25% del capitale del F.C. Mantova. Lo United mette in vendita le proprie azioni (con pacchetti che vanno da 100 a 2000 euro) acquistabili dai tifosi, così da avviare la prima e vera forma di azionariato popolare in ambito calcistico italiano.
Nonostante il fallimento, la società, durante il periodo estivo, dà corso a una campagna acquisti di tutto rispetto, riportando in biancorosso il bomber Gabriele Graziani e riuscendo a trattenere giocatori di categoria superiore, come Manuel Spinale e lo storico portiere Mirko Bellodi.
I tifosi non fanno mancare il loro affetto seguendo in migliaia la squadra in casa ed in buon numero anche in trasferta. Sono 6.000 i tifosi alla festa del centenario col Cantù e oltre 3.500 alla terz’ultima giornata di campionato, il 17 aprile 2011, quando vincendo per 3 a 0 contro il CastelnuovoSandrà, il Mantova consegue matematicamente la promozione, con 1 sconfitta alla Seconda Divisione Lega Pro con il ritorno del calcio virgiliano tra i professionisti.

2011-12 la salvezza ai play-out

Il ritorno tra i professionisti del Mantova viene vissuto dalla società più come un trauma che come un’opportunità di rilancio delle sorti biancorosse, dimostrando i grossi limiti tecnico/economici delle persone a cui il comune aveva affidato il calcio mantovano. Dopo discussioni e dissidi tra i soci, il presidente Bompieri allontana il promettente ds Enrico Dalè, ed ingaggia Stefano Bonometti, che verrà liquidato pochi mesi dopo. Sul mercato vengono commessi errori grossolani puntando su giocatori che non giocavano regolarmente da anni come Samuele Dalla Bona e Stefano Girelli. Esonerato l’allenatore Archimede Graziani e chiamato Claudio Valigi, la squadra stenta in campionato e a metà febbraio si ritrova in zona retrocessione. Il 28 febbraio la società decide di sollevare dall’incarico l’allenatore Valigi sostituendolo con Sauro Frutti e chiamando Roberto Boninsegna come 3° direttore sportivo della stagione. L’ulteriore cambio alla guida della squadra produce solo parzialmente i risultati sperati. Dopo una serie positiva di risultati che avevano fatto sperare al meglio, all’ultima giornata i biancorossi fanno un autentico harakiri perdendo nei minuti finali la decisiva gara di Busto Arsizio (0-2, 3-2). Condannati agli spareggi per la permanenza in Seconda Divisione, l’incontro di andata con il Lecco termina con un risultato di parità (1-1) e di ritorno a Mantova finisce con la vittoria biancorossa (2-1). Più semplice si dimostra lo spareggio finale con la Vibonese: dopo un pareggio a reti inviolate a Vibo Valentia, al Danilo Martelli, davanti a 3.000 tifosi, la partita termina con rotondo 4 a 0, assicurando la permanenza nel calcio professionistico del Mantova.

La svolta societaria

Dopo che erano già saltate tre trattative, date già per concluse, per la cessione della società prima all’imprenditore bresciano Livio Cavagna, poi al gruppo spagnolo Platinum (rivelatosi una società fantasma), e in seguito alla cordata di imprenditori padovani capitanata dall’ex presidente del Montichiari, Francesco De Pasquale (revocata dagli stessi soci, dopo il deferimento per il fallimento della società bresciana), viene infine annunciata la vendita del 50% della società ad un gruppo bergamasco capitanato da Enzo Passera e Bruno Bianco.[4]. Dopo settimane di trattative e di silenzi alla fine il 7 settembre i bergamaschi si ritirano lasciando la proprietà al gruppo Bompieri. Dopo una campagna acquisti e una preparazione iniziata con ragguardevole ritardo viene riconfermato sulla panchina Sauro Frutti che il 27 dicembre 2012 viene esonerato, sostituito da Giuseppe Brucato. La squadra termina il campionato a metà classifica ma in società si cercano soci per continuare a dare vita al progetto. Dopo alcuni contatti con diverse cordate, finalmente il 29 aprile, l’imprenditore veronese ed ex presidente della Sambonifacese, Michele Lodi firma per l’acquisto del 70% delle quote societarie e diventa il maggior azionista della società, nonché presidente.