Stadio / Storia

La via alessandrina al… Moccagatta

La collocazione storico-sportiva del mitico stadio-tempio “Giuseppe Moccagatta” rinvia doverosamente al ricordo degli altri campi di gioco sui quali le maglie grige hanno scritto la loro storia.
Le prime partite della neonata società trovarono, nello sconnesso campo di legno della Piazza d’Armi Vecchia, l’attuale Piazza Matteotti, in un’area sita fra le attuali via Isonzo e Montegrappa, l’ambiente ben consono ad un’avventura sportiva che sapeva tanto di «bohème» e di «Belle Époque». Erano gli anni 1912 – 1915…
Poi la Prima Guerra mondiale sconvolse la vita della città imponendo altresì la ricerca di spazi nuovi per l’esercizio di tale sport…. Nel 1917 l’emergenza portò a sfruttare un rettangolo erboso ricavato fra le casamatte della Cittadella … poi negli anni 1918-1919 si passò al campo Sportivo Militare che sorgeva all’estremo nord della Piazza d’Armi Nuova, l’attuale area del campo d’aviazione…. Si trattava di un campo ben speciale, ma in sintonia perfetta con una situazione oggettiva, infatti era stato realizzato dai prigionieri di guerra austriaci internati in città.
L’ottobre del 1919 segnò l’avvento del fatidico campo degli Orti, ubicato fra le attuali, via Vinzaglio, via Donizetti, via Poligonia e viale Milite Ignoto, sul sedime della proprietà Tomalini.
Il campo degli Orti, per dieci anni anni, cioè fino al giugno del 1929, fu per tutti gli sportivi di fede grigia il “pollaio”, il campo di Baloncieri per ricordare un solo nome, il campo su cui miriadi di polli, leggi squadre avversarie, furono spennati e schidionati in un tripudio indiscrivibile.
A tutt’oggi è ancora visibile la costruzione, con la scritta pubblicitaria “BIRRA ALESSANDRIA”, che si trovava a ridosso degli spogliatoi…

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Con il campionato 1929-1930, i “grigi” iniziarono l’avventura al “Moccagatta”…
E una vera sarabanda sabbatica furono gli avvenimenti che portarono alla costruzione dello stadio…La “grandeur” del regime fascista imponeva anche ad Alessandria la costruzione di un impianto foriero di creare campioni, fisicamente irreprensibili, da poter usare magari anche in altri ambiti…L’Ardenza a Livorno…lo stadio della Vittoria a Bari facevano da traino irresistibile… Così nel 1928 un ente sportivo, nato nel frattempo in città, innescò la necessità di dotarla di un faraonico complesso comprensivo di campo di calcio ma anche di piscina…di strutture per l’atletica ed altre infinite discipline…Ma nel contempo prese avvio un coaacervo di idee ispirate ai più disparati intendimenti…
Così un progetto firmato dal geometra Savoiardo trovò una fin troppa rapida approvazione nell’estate dello stesso 1928 ed anche un appellativo altisonante “Campo dell’Impero”…Tutto pareva deciso…quando il prefetto Selvi pensò di dire la sua in tal frangente e avanzò la frastornante idea di affiancare, al costruendo stadio, l’innalzamento di un mirabile monumento ai Caduti, leitmotiv che da tempo non dava pace agli amministratori cittadini. Al gerarca non pareva vero di risolvere, con un’unica realizzazione, due problemi sempre all’onore delle cronache con allegre commissioni e serie raccolte di fondi…
Si trovò anche un nome “Campo della Vittoria” che non doveva aver particolarmente spremuto le meningi dei proponenti…e una trovata affascinante: il futuro impianto avrebbe dovuto avere un ingresso monumentale, una specie di porta di maratona tanto cara poi agli stati dell’impero sovietico, con una cripta scavata ad hoc sulla facciata e ornata di un altare votivo, un famedio senza tombe ma con incisi ad un colonnato i nomi dei Caduti.
L’idea piacque, la stampa e l’opinione pubblica la fecero loro con iniziative anche palesemente estemporanee…E comparve anche il progetto dell’ing Bonicelli relativo a questa parte monumentale sollevando lodi sperticate e inneggianti al superamento del solito manufatto in bronzo..
Tanto successo fu mai tanto infausto…ed infatti, con un vero e proprio “coup de théâtre”, quel progetto fu rinnegato e abbandonato nell’angolo polveroso di un solaio…il rimpallo delle responsabilità fu comico, si disse che non bisognava mischiare il sacro con il profano…comitati ante litteram di no e di sì si fronteggiarono con il solo scopo di mandare all’aria le possibilità dei singoli campi avversi…
A questo punto i due progetti presero un cammino di realizzazione separato…il monumento si oggettivò dopo alcuni anni nel “Cavallo” di Corso Crimea…lo stadio, sulla spinta del nuovo prefetto Milone, trovò un’accelerazione violenta e fu preventivata la sua inaugurazione il 28 ottobre 1929 data che ricordava al regime la marcia su Roma…Anzi, talmente rapido fu il procedere dei lavori che alla data stabilita
l‘impianto aveva già ospitato alcune gare…infatti i grigi vi esordirono il 6 ottobre contro i giallorossi della capitale…Finalmente fu trovata anche una denominazione “Campo del Littorio”… poi arrivò la Seconda Guerra mondiale… fu silenzio e rovine…

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Nel 1946 lo stadio fu ribattezzato “Giuseppe Moccagatta” a ricordo del presidente della squadra nonché sindaco della città, improvvisamente scomparso all’inizio di quel campionato…
La promozione in serie A, dopo lo spareggio vinto a S.Siro con il Brescia, nel giugno del 1956, rese necessario un intervento di ristrutturazione con opere in muratura riguardanti i settori adiacenti alla tribuna ed ancora l’innalzamento della gradinata nord previo l’utilizzo di strutture prefabbricate in tubi, il tutto finalizzato ad un congruo aumento della capienza…che alla fine raggiunse i 25.000 posti.
Gli anni ‘60 portarono le prime partite in notturna e il Moccagatta provò, come una vera diva, il fascino di ritrovarsi sotto luci e riflettori….

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e… poiché non costava niente si pensò ad un rammodernamento…l’ing. Lele Gastini ipotizzò un progetto che prevedeva, in particolare, la copertura delle gradinate opposte alla tribuna ed una curva nord alta più del doppio della sud….ma naturalmente non se ne fece nulla…
Con gli anni il Moccagatta fu coinvolto, come la squadra, in un devastante e ineluttabile degrado…la curva nord, per quasi la totalità, fine anni ‘70 subì l’onta insopportabile di essere chiusa e dichiarata inagibile…
Negli anni ‘80, l’amministrazione comunale, con un sussulto intriso di vergognosa e tardiva presa di coscienza, decise la messa in stato di utilizzo di tutte le scalinate…la curva nord riconsegnata ai palpiti della tifoseria più legata alla squadra in occasione della partita Alessandria-Prato del 5 maggio 1985, nei mesi successivi anche agli altri settori toccò la stessa sorte…essere riconsegnati infine ai tifosi…

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Poi improvisamente… novembre 1994… l’alluvione…Tanaro impazzito azzannò la città…lo stadio Moccagatta fu sommerso dalle sue acque che irruppero da ogni dove…uno strato melmoso coprì ed annientò il manto verde… per i grigi venne il momento di girovagare per gli insignificanti campi della provincia…ma anche di ritornare vittoriosi a calcarlo in un indimenticabile e sofferto Alessandria-Spal…

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Gli ultimi interventi significativi risalgono al 2001… a fianco dei parterre, sotto la tribuna, è stato ricavato un settore riservato ai disabili…la stessa tribuna ha finalmente dato l’addio alle panche in legno di antidiluviana memoria, sostituite da più moderni, ma non si sa quanto più comodi, seggiolini e poltroncine…e lo spazio riservato alla stampa rimesso a nuovo…sotto la curva sud, infine, sono stati aggiunti due locali a quelli già esistenti ed atti ad ospitare la sede della societa grigia.

Con l’inizio della stagione sportiva 2008-2009, in base al regolamento della Lega Pro, la lunghezza è stata ridotta a 105 metri.

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Con la stagione 2009-2010 in base ai nuovi regolamenti sugli stadi italiani, è stato deciso l’abbattimento e la ricostruzione della Curva Nord. Il primo passo, l’abbattimento, è avvenuto sabato 26 Settembre 2009.

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Domenica 24 Gennaio 2010 in occasione dell’incontro di campionato Alessandria-Perugia, ha “esordito” la nuova curva Nord ricostruita in brevissimo tempo dall’amministrazione comunale. La nuova curva ha una capienza di 1886 posti.

Testi e fotografie tratti da: “ALESSANDRIA U.S.: 60 anni” – di Enrico Dericci, Ugo Boccassi, Marcello Marcellini – 1973 G.E.P., “80…VOGLIA DI GRIGIO” – di Marcello Marcellini e Mimma Caligaris – 1992 Edizioni del Borgo, “ALESSANDRIA IN SERIE C/1” di Antonio Corsini – 1981, Archivio de “Il Piccolo”.
Si ringrazia Gianni Tagliafico per le fotografie storiche e Matteo Serra per la foto della Curva Nord abbattuta.
Il testo è stato curato da Pier Luigi Prato.